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Domande da un milione di dollari – Giacomo Pezzano

Ce l’hai fatta. Sei arrivato all’ultima fatidica domanda, quella che può farti svoltare nella vita: eccoti giunto all’ultima tappa della tua partecipazione a Chi vuol essere milionario. Sei pronto alla domanda?

Bene, eccola apparire: a che cosa serve la filosofia?

Foto di Jose R. Cabello da Pixabay

Sei in crisi? Non preoccuparti, la risposta te la sto per dare io, non ti servirà nemmeno l’aiuto da casa. E, voglio esagerare, non ti chiedo nemmeno di ricordarti di me dopo che avrai vinto il milione!

La filosofia serve a pensare diversamente.

Tutto ciò che si fa in filosofia, alla fin fine, è esercitarsi a vedere le cose in modo diverso: si fa un po’ di ginnastica mentale. E la ginnastica serve sempre a una cosa: a mantenersi in forma, ritrovandosi pronti, scattanti e reattivi quando occorrerà mettere in funzione determinati muscoli.

Magari non ti capiterà mai di dover fuggire da un ladro o combattere con un aggressore, ma se dovesse capitarti, è meglio farsi trovare pronti! Magari non ti capiterà mai di doverti fermare a pensare o a guardare le cose da una prospettiva diversa da quella consueta, ma se dovesse capitarti, è meglio farsi trovare pronti!

In un certo senso, non sto dicendo nulla di nuovo. Anzi, va persino ormai di moda parlare della filosofia come di una pratica, un modo di vivere, una forma di esercizio spirituale, di lavoro su di sé, e così via — Platone è meglio del Prozac!

Se è così, quale mai potrebbe essere la differenza dalla psicologia, dalle varie psicologie e psicoterapie? Per metterla in parole semplici, la più grande differenza sta tutta qui: in un modo o in un altro, qualsiasi lavoro su se stessi di tipo psicologico serve a “entrare nella propria testa”; invece, la filosofia è una palestra che obbliga a entrare nella testa altrui. In tante diverse teste altrui, comprese — spesso — quelle contorte.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Proprio per questo, la filosofia è come una palestra, dove si allenano i muscoli del ragionamento, delle distinzioni, dell’attitudine critica, dell’articolazione delle idee e così via: in filosofia, si fa qualcosa come sollevamento delle concezioni. Uno, due, tre, quattro, … vai con le ripetizioni!

Una “concezione” è un agglomerato di concetti: un modo appunto di concepire il mondo, le cose, gli altri, se stessi, le azioni, i sogni e via discorrendo. Se pensi che sia qualcosa di irrilevante, ti sbagli, perché una concezione, come rivela la parola, è qualcosa che dà vita al mondo, a un certo mondo, cioè a un determinato modo di considerare tutto ciò che c’è: avere una certa concezione significa vivere in un certo mo(n)do.

Tendenzialmente, non ci rendiamo conto del modo in cui concepiamo il mondo, della visione delle cose che abbiamo: essa non sempre si vede (anzi, molto spesso non si vede), eppure c’è e agisce. In filosofia, in poche parole, si sperimentano di continuo diverse concezioni e visioni complessive della realtà: perciò, si arriva a essere in grado di riconoscerne tante e a saperle tirare fuori anche laddove sono un po’ nascoste.

Non è raro associare la filosofia alla meraviglia, ma questo accade perché in fondo con la filosofia ogni volta si reimpara a vedere il mondo, come se fosse la prima volta. Questo ha una sua peculiare utilità: porta dentro ad abiti di pensiero differenti da quelli generalmente indossati, esattamente come fossero dei capi d’abbigliamento. Entrare dentro questi nuovi abiti (mettersi in panni altrui) non significa essere obbligati a parteciparvi, cioè doverli per forza condividere, farli propri; eppure, costringe lo stesso a dover fare i conti con un’altra realtà, con un altro modo di pensare e vivere.

Magari quel vestito continua a non piacermi, non riesco lo stesso a sentirmelo bene addosso; tuttavia, ora so che esiste anche quel possibile vestito, ne capisco la ragione e il possibile uso, e chissà che un giorno non possa tornarmi utile.

La filosofia serve allora a tenere allenata la nostra elasticità mentale, la nostra flessibilità concettuale: permette di rafforzare la capacità di allargare i propri orizzonti, di scoprire nuovi orizzonti.

Questo vale proprio per qualunque orizzonte? O ci sono orizzonti che sono letteralmente inconcepibili, prima ancora che inaccettabili?

Tradizionalmente, questa disputa è quella tra filosofi e sofisti: i primi avrebbero a cuore la verità, cioè orizzonti sensati e razionali; i secondi sarebbero dei semplici parolai, capaci di difendere qualsiasi idea mascherandola dietro un vortice di parole affascinanti e persuasivi — un orizzonte vago ma seducente.

Ma questa distinzione esiste davvero? O, in fondo, i filosofi non sono altro che dei parolai un po’ più accorti e specializzati?

Se così fosse, alla fine verrebbe da dare ragione ai The Pills: anche sta storia della filosofia, gira che ti rigira, è tutta soltanto pe’ scopa’

Perché, ammettiamolo, tutti abbiamo quell’amico o quell’amica capace di fare dei sontuosi giri di parole per non dire poi niente, che però hanno l’effetto di incantare chi ascolta, che quasi cadere ai loro piedi.

Dunque è anche questo la filosofia? Serve a diventare pifferai magici? Allargare i propri orizzonti vuol dire metterli tutti sullo stesso piano?

Questo è un equivoco molto comune, ma fermiamoci un attimo a pensare: esercitare il proprio palato facendogli sperimentare diversi gusti, significa per caso giungere a ritenere che tutti i gusti siano uguali? Guidare tanti diversi tipi di motociclette, scoprendo come bisogna rispondere a ognuna di esse, significa smettere di distinguere quelle che danno gusto da quelle che invece non danno emozioni? Non è forse vero il contrario?

Vale lo stesso per i muscoli del pensiero: più li esercitiamo, più diventano affamati di esercizi stimolanti, più si potenziano, più riescono a separare gli esercizi buoni da quelli cattivi, e così via. Insomma, è proprio grazie a un’iscrizione alla palestra della forma mentis che riusciamo a distinguere davvero un abito di pensiero insensato da uno inconsueto ma sensato, per così dire.

A chi non è allenato, una mente semplicemente “strana” (come quella di un filosofo!) sembrerà immediatamente delirante come quella di un vero folle: serve la muscolatura adatta, per non confondere la prima con la seconda! A chi non è allenato, il discorso ricercato di un parolaio sembrerà immediatamente profondo, ma serve la muscolatura adatta, per non confonderlo con un discorso veramente consistente!

Mettiamola così: come esiste un corpo dopato, così esiste un discorso dopato. Non sto nemmeno dicendo che un corpo/discorso dopato sia peggiore di un corpo/discorso non dopato, lasciamo ora questo da parte: sto semplicemente dicendo che i due sono diversi, che sono distinguibili. Esercitarsi nell’elasticità mentale serve proprio a questo: a saper distinguere dove c’è doping e dove invece non c’è.

E non dimenticare una cosa: questa apertura mentale diventa decisiva quando devi pensare fuori dagli schemi, quando cioè serve essere creativi e non convenzionali. Quando c’è da risolvere un problema e trovare una risposta risolutrice, lì occorre prima di tutto saper porre il problema e trovare la domanda adatta: ecco allora che il sollevamento delle idee mostrerà i suoi frutti!

Come per tutti gli sport, anche la palestra e gli esercizi filosofici richiedono sforzo, fatica, costanza, impegno, persino dedizione e tutto quel che si vuole: ma i risultati sono assicurati! Provare per credere!

Ok, fine dello spot: il tempo incalza e tu devi rispondere alla domanda decisiva, non me ne sono affatto dimenticato.

Ritorniamo all’inizio quindi: a che cosa serve la filosofia?

Foto di eslfuntaiwan da Pixabay

Ecco che il conduttore del gioco vi presenta le opzioni disponibili:

Beh, ora tocca a te: sei pronto a goderti il tuo milione?


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